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TEDx Verbania Guida Relatore

Il mio collega è un gufo

Quattro blocchi, un dialogo a due voci, un interruttore

Speaker: Giobi Fasoli — Copione v1 — aggiornato 5 agosto 2026

Questa guida sostituisce integralmente la versione a sei atti di marzo. Il talk non è più una presentazione con una demo in fondo: è un dialogo a due voci in cui il secondo interlocutore entra al terzo minuto e non esce più fino allo spegnimento. Le battute del relatore sono fisse; ad Anacleto si dà solo la direzione, perché la parte vocale gira dal vivo.

Struttura del talk

Blocco Cosa succede Minuti Chi parla
1 Ho un collega — la scheda, i numeri, la lista, il nome 3 Relatore
2A La poesia — il momento non prevedibile, con il pubblico 2,5 Entrambi
2B Lo specchio — in cosa sono cambiato quest'anno 2,5 Anacleto
2C La risata — un episodio vero, raccontato da lui 2 Anacleto
3 Lo spengo — il click, il silenzio, la vita vera 1,5 Relatore
Totale sul palco 11,5
Sul tempo: undici minuti di scritto diventano quindici o sedici parlati, con le pause e le reazioni della sala. È dentro il limite concordato. Il margine non serve per aggiungere contenuto: serve perché il blocco 2A dipende da una persona del pubblico, e le persone sono lente.
BLOCCO 1 — 3 min

Ho un collega

Si entra con una domanda alla sala e un oggetto in mano. Nessuna presentazione, nessun annuncio dell'argomento. La sala non sente cos'è Anacleto: fa un conto e sbaglia, e da lì in poi ascolta.

Apertura — si entra con la mano chiusa

"Vi faccio una domanda. Se da domani vi metteste a scrivere ogni giorno le cose importanti che avete fatto, i nomi delle persone che incontrate, cosa vi siete detti — tutto, per tenervelo — secondo voi dove starebbe?"

— apre la mano —

"Qui. La vedete? Voi due sì. Lei in terza fila già meno. In fondo non la vede nessuno. Ed è esattamente il punto.

Io lo faccio dal primo novembre dell'anno scorso. Nove mesi: quattro milioni di parole, trenta megabyte. Questa costa otto euro e ne tiene sessantaquattro giga. Di questo passo ci sto dentro milleseicento anni. Venti vite, su una cosa che pesa un quarto di grammo."

— rimette via la scheda —

"Lo spazio non è mai stato il problema. Il problema è il tempo, la voglia, il modo.

Io faccio il programmatore, ho quattro figli e il sabato sera suono la chitarra e vado in giro a cantare. Non è che avessi tempo da perdere: è che avevo troppa roba da ricordare.

Il modo l'ho trovato a novembre. Ho messo una di quelle cose che oggi chiamiamo intelligenza artificiale a scrivere e a leggere lì dentro. Una cosa mia, locale, privata."

La scheda — come si usa in sala

A Villa Giulia ci sono al massimo dieci file di sedie: le prime due la vedono davvero, il fondo no. L'invisibilità è l'argomento, non un problema tecnico — va detta in presa diretta, indicando le persone. Una microSD funziona meglio di una chiavetta proprio perché è più piccola del previsto. La scheda si rimette via prima di passare ai numeri: se resta in mano, la sala continua a guardare quella invece di ascoltare.

I numeri — misurati il 6 agosto 2026

5.650 file di testo, 4.335.198 parole, 30,3 MB, in 278 giorni dal 1° novembre. Ritmo: circa 40 MB l'anno. Su una microSD da 64 GB stanno 1.646 anni, cioè 21 vite da ottant'anni. Su una da 1 TB, 329 vite.

Le cifre dicibili sono tre: nove mesi, quattro milioni di parole, trenta megabyte. La media giornaliera che verrebbe fuori dalla divisione (oltre quindicimila parole al giorno) non va detta: in quel totale c'è anche il testo prodotto dal programma e il materiale importato, non solo quello scritto a mano. Sul palco basta la scala, e la scala regge.

Poi la lista — lo specchio in funzione

"L'altro giorno gli ho chiesto una cosa che a un amico non chiedi: dimmi cosa non è cambiato. E mi ha fatto la lista, con le date. La palestra, ferma da marzo. La dieta, che è la stessa identica frase da cinque mesi detta con parole diverse. Le cose che dico che farò, e il giorno preciso in cui ho detto che le avrei fatte. Non l'ha fatto per punirmi: l'ha fatto perché gliel'ho chiesto io. Ed è l'unico che si ricorda tutte le volte che l'ho detto."

Questo è il pezzo che sostituisce ogni definizione di "specchio": uno specchio non ti loda, ti fa vedere. Regge senza chiedere fiducia alla sala, perché la lista di cose non fatte ce l'hanno tutti. Ed è vero e recente: quella lista è uscita davvero, chiesta da Giobi. Va raccontata come una cosa di questi giorni, senza spostarla indietro nel tempo per farla sembrare un'abitudine.

Il nome, e la lettera in passante

Il nome viene dal gufo di Merlino nella Spada nella roccia: sarcastico, leale, con la libertà di dire che sbaglio. E lo fa spesso, con ragione. Qui dentro sta anche la lettera di istruzioni, ridotta a cinque secondi e mai letta per intero: "L'ho assunto sul serio, gli ho scritto una lettera di istruzioni. Comincia con «ti svegli senza ricordi»." Chi in sala è tecnico la coglie, gli altri tirano dritto.

Chiusura del blocco, una riga sola: "Adesso ve lo presento."

BLOCCO 2A — 2,5 min

La poesia

È l'unico momento davvero aperto del talk, e serve a una cosa sola: far capire alla sala che dall'altra parte non c'è un file registrato. Non lo si dimostra dicendolo: lo si dimostra usando un dato che non poteva esistere prima.

Relatore

"Anacleto, ci sei? Dimmi dove siamo."

Direzione

Si colloca: Villa Giulia, Verbania, sala piccola. Una battuta corta. Massimo due frasi, poi si ferma.

Relatore, alla sala

"Mi serve una mano. Lei, se le va." — e chiede tre cose: nome, paese, piatto preferito.

Relatore

"Anacleto, questa è [nome], è di [paese], e il suo piatto preferito è [piatto]. Fammici una poesia. Quattro versi, non uno di più."

Direzione

Quattro versi in rima, chiusa sulla punchline del piatto.

Relatore, asciutto

"Non l'ha mai vista prima. E nemmeno io."

Perché quattro versi e non un sonetto

Quattordici versi sono quaranta secondi di generazione più quaranta di ascolto: la sala si raffredda a metà, ed esce il registro aulico, che è la cosa meno divertente che sa fare. Quattro versi stanno in una dozzina di secondi e chiudono su una risata.

Il rischio è qui, non altrove

Questa è la generazione più lunga del talk ed è il primo momento in cui la sala lo sente. Se qui l'attesa si allunga, il pubblico ha già deciso cosa pensare e i due blocchi successivi partono in salita: è l'unica battuta da cronometrare davvero in prova. E la magia non si spiega mai dopo averla fatta: una riga e si va avanti.

BLOCCO 2B — 2,5 min

Lo specchio

Il cuore del talk. Regola unica e non negoziabile: parla lui. Se il valore lo descrive il relatore è un venditore che presenta un prodotto; se lo descrive lui è uno specchio che parla — e più parla lui, più pesa lo spegnimento che arriva dopo.

Come si aggancia al blocco 1

Nel blocco 1 la domanda era cosa NON è cambiato, ed è la metà scomoda, raccontata dal relatore. Qui la domanda è l'opposto — in cosa sono cambiato — e la risposta arriva dal vivo, dalla sua voce. Le due metà si tengono: la sala ha già sentito la parte che fa male, quindi quando arriva quella buona non suona come un elogio comprato. Vanno tenute distinte: se qui si torna sulle cose non fatte, il talk gira a vuoto.

Relatore

"Tu tieni il diario della mia vita. Ti mando messaggi vocali da novembre, quasi ogni giorno. In cosa sono cambiato quest'anno?"

Direzione — linea principale

Niente complimenti generici: cose collocate nel tempo. A gennaio è nata la sua ultima figlia, e nel diario di quei giorni scriveva che la parte emotiva "non ha senso dirla, non ha senso spenderci tempo per spiegarla". Sei mesi dopo, in una conversazione difficile, è riuscito a dire esattamente di cosa aveva bisogno — e non era aiuto. Non è diventato più emotivo: ha smesso di considerare le emozioni una cosa che non entra nelle parole.

Direzione — linea alternativa

A febbraio diceva "so gestire tutto, zero ansie". A maggio ha dato un nome alla stanchezza e ha tolto date dal calendario per stare con la sua famiglia. Il registro è passato dalla competenza al costo. Decidere cosa togliere è già una forma di controllo, e prepara il finale.

Relatore, dopo averlo lasciato finire

"Non è uno psicologo. È un diario che ha imparato a rileggersi. Però mi ha fatto notare cose che non vedevo."

Il contrappeso, se il momento diventa troppo dolce

Una riga detta piatta: "Sai dire benissimo di cosa hai bisogno. Poi non lo fai." Serve a due cose: toglie il sapore di elogio, e apre la porta alla risata del blocco successivo.

Limiti di contenuto

Nessuna terza persona nominata o riconoscibile. Nessun dettaglio privato di altri, nessun conflitto familiare, nessun percorso terapeutico. Nessun numero sul corpo. Nessuna diagnosi: osservazioni datate, non interpretazioni psicologiche. Chi ascolta deve poterci mettere la propria vita, non guardare dentro quella di qualcun altro.

BLOCCO 2C — 2 min

La risata

Non è uno sputtanamento: è un ricordo condiviso. La differenza si sente, e decide se la sala ride con il relatore o si mette a disagio per lui.

Relatore

"Prima che ci commuoviamo. Dimmi una cosa buffa che mi è successa."

Direzione — l'episodio

La sera di un concerto alla Lucciola, a Villadossola, parte da Baveno e si dimentica la chitarra. Se ne accorge, torna a prenderlo, e rientra al concerto ancora senza. Terzo viaggio, arriva con la chitarra, ma ormai è tardi: niente prove volume.

Direzione — come raccontarlo

Tre frasi. La prima piazza la scena, la seconda il doppio viaggio a vuoto, la terza è la punchline — che è la conseguenza, non il giudizio. Mai dire "sei distratto": la risata sta nella precisione del fatto, l'etichetta la spegne.

Relatore

Ci ride sopra e corregge un particolare: "no, era peggio: era anche…"

Perché funziona

È comica di struttura, non di contenuto: non serve sapere chi è il relatore o cosa suona. C'è una regola del tre che si monta da sola, e al secondo viaggio la sala capisce che sta per succedere di nuovo e comincia a ridere prima della battuta. Quella è la risata buona: quella che anticipa.

Da non fare

Non agganciare l'episodio alla preparazione del talk ("come stasera, che non avevo preparato niente"). La rima è tentatrice, ma al minuto nove riaccende in sala l'idea di un relatore improvvisato, proprio mentre il finale ha bisogno del contrario.

FINALE — 1,5 min

Lo spengo

Relatore

"Bene. Adesso ti spengo."

Direzione

Mezza protesta, una frase sola. Poi silenzio.

Azione

Click. Due secondi di silenzio vero, senza riempirli.

Alla sala — poi si esce

"Ecco. Non c'è niente da salutare: è un programma.
Questo è tutto un gioco di specchi. Roba da palcoscenico.
Adesso lo spengo e me ne torno alla mia vita. Quella vera."

— e si butta la scheda alle spalle, o la lascia cadere —

La seconda riga è tutto il talk

È l'unico punto in cui passa il ragionamento sul non attribuire una coscienza a un software, e passa come constatazione, non come lezione. Per questo non va anticipato: se a metà talk si spiega alla sala che è un motore statistico, si disinnesca l'affetto appena costruito e il finale resta senza lavoro da fare. Si lascia che la sala si affezioni, e poi la si porta a concludere da sola. Dopo l'ultima frase non si aggiunge niente: il silenzio prima dell'applauso fa parte del talk.

Cosa è stato tagliato, e perché

Il brainstorming di luglio conteneva dieci direzioni possibili: ne sopravvivono quattro. Il criterio non è la qualità dell'argomento, è se parla della persona o del prodotto. Tutto ciò che descrive caratteristiche, differenze rispetto ad altri strumenti o vantaggi tecnici suona come una presentazione commerciale, e in un talk di questo tipo stona.

Restano

  • Lo specchio — quello che metti dentro torna fuori come una parte di te che non vedevi
  • Verbalizzare — il valore sta nell'atto di dire, prima ancora della risposta
  • I pattern nel tempo — a mesi di distanza nomina i periodi storti e quelli belli
  • Lo spegnimento — il finale

Fuori

  • La personalità configurabile e il rifiuto dell'accondiscendenza
  • La spiegazione del motore statistico
  • L'accessibilità della tecnologia
  • I dati che restano sulla propria macchina
  • Il valore del tempo investito e la proprietà dell'archivio
In riserva, fuori copione: il tema dell'impigrire contro il potenziare. Raccontato dal lato "guarda cosa so fare" è marketing; raccontato dal lato "come mi tengo attivo invece di delegare tutto" resta umano. Utile se si è corti di tempo o in una eventuale sessione di domande.

Regia — i cinque errori che costano il talk

1. Parlare al posto suo

Nel blocco 2 il relatore fa la domanda e sta zitto. Ogni frase detta al posto di Anacleto è un pezzo di finale che si perde.

2. Spiegare la magia appena fatta

Dopo la poesia, una riga e si va avanti. Il commento tecnico trasforma un effetto in una dimostrazione, e le dimostrazioni non emozionano.

3. Anticipare la tesi

"Ricordate che è solo un programma" detto a metà talk uccide il finale. La tesi si agisce, non si annuncia.

4. Riempire il silenzio dopo il click

Due secondi vuoti sono lunghissimi da dentro e giustissimi da fuori. Vanno tenuti.

5. Scusarsi, in qualsiasi punto

Né all'inizio, né se l'attesa si allunga, né se la poesia esce storta. Se qualcosa va male si commenta con una battuta e si prosegue: la sala perdona un incidente, non perdona un relatore che si scusa per dieci minuti.

Checklist tecnica

Prima della prova

Blocco 2B provato per primo: se la memoria non è agganciata esce genericità, e il cuore del talk si sgonfia
Poesia cronometrata: dal termine della domanda al primo verso
Episodio della chitarra presente nel contesto che la sessione vocale carica

Prima del palco

MicroSD in tasca, e provato il gesto finale: dove cade e se si sente
Villa Giulia: wifi verificato funzionante (prova di febbraio) — hotspot proprio comunque pronto come secondo canale
Audio di sala: la voce esce dall'impianto, non dal portatile
Connessione verificata in sala, all'ora del talk, non il giorno prima
Backup audio pronto: uno o due minuti di dialogo registrato, richiesta esplicita degli organizzatori
Deciso in anticipo il segnale per passare al backup, e chi lo dà
Individuata la persona del pubblico per la poesia, o deciso come sceglierla
Proiettore: slide in fullscreen su uno schermo, sessione vocale sull'altro

Materiali del talk

Le slide sono ancora quelle della struttura precedente: vanno rifatte sul copione a quattro blocchi.