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TEDx Verbania Copione

Il mio collega è un gufo

Copione a due voci — Villa Giulia, Verbania

A sinistra si recita, a destra si ragiona — aggiornato 7 agosto 2026

Le battute di Giobi sono quasi verbatim: vanno dette così, salvo aggiustamenti in bocca. Le parti di Anacleto sono direzioni, non testo: la voce gira dal vivo e non recita un copione. Colonna destra: perché quella battuta sta lì, e dove può rompersi. Durata: 9 minuti e 09 cronometrati in prova il 7 agosto, prima delle aggiunte di oggi (la parte semantica e l’elenco del 2B). Con quelle, stimati 10-11.
BLOCCO 1 — 3 min

La scheda

Azione

Entra con la mano chiusa. La scheda non si vede.

Nessun annuncio dell’argomento. Il primo suono del talk è una domanda.

Giobi

"Se da domani vi metteste a scrivere ogni giorno della vostra vita in un diario — non solo le cose che succedono, ma anche le persone che incontrate, i luoghi, tutte le cose importanti — secondo voi quanto spazio fisicamente dovreste occupare per scrivere una vita intera?"

Versione della call: "quanto spazio fisicamente" fa immaginare scaffali, "dove starebbe" no. Niente "buonasera" e niente "mi presento": richiesta esplicita delle organizzatrici, non portano vantaggio al discorso. Pausa vera prima di aprire la mano.

Azione

Apre la mano: una microSD.

MicroSD e non chiavetta: più piccola di quanto chiunque si aspetti.

Giobi

"Qui. Lei in prima fila la vede? A malapena. Lì in fondo non vedrete assolutamente niente."

In presa diretta, indicando persone vere. A Villa Giulia ci sono al massimo dieci file: l’invisibilità della scheda va usata come argomento, non risolta.

Giobi

"Io lo faccio dal primo novembre dell’anno scorso. Nove mesi: quattro milioni di parole, trenta megabyte. Questa costa otto euro e ne tiene sessantaquattro giga. Di questo passo ci sto dentro milleseicento anni. Venti vite, su una cosa che pesa un quarto di grammo."

Cifre misurate il 6 agosto 2026: 5.650 file, 4.335.198 parole, 30,3 MB in 278 giorni; 64 GB fanno 1.646 anni, cioè 21 vite da ottant’anni. Non dire la media giornaliera: in quel totale c’è anche testo prodotto dal programma e materiale importato.

Azione

Rimette via la scheda.

Se resta in mano la sala guarda quella e smette di ascoltare. Torna solo alla fine.

Giobi

"Lo spazio non è mai stato il problema. Il tema è la voglia, il tempo e il modo di mettere dentro questi dati."

Ordine come detto in prova: voglia, tempo, modo.

Giobi

"Sono Giobi, faccio il programmatore, ho quattro figli. Mi piace cantare, mi piace fotografare le cose, mi piace andare in giro, mi piacciono gli animali, mi piace vedere i miei amici.

Potrei dire che non ho tanto tempo, ma mi piace di più dire che non ho attenzione. Però ho tante cose che mi piace ricordare."

Formulazione della prova del 7 agosto. "Non ho attenzione" è più onesto e più originale di "non ho tempo", che è la lamentela di tutti. L’elenco delle cose che gli piacciono serve al finale: la vita vera a cui torna deve essere già stata nominata.

Giobi

"Il modo l’ho trovato a novembre. Ho messo una di quelle cose che oggi chiamiamo intelligenza artificiale a scrivere e a leggere lì dentro. Una cosa mia, locale, privata."

Tre aggettivi e stop. Il resto sulla tecnologia era stato tagliato in call perché suonava commerciale.

Giobi

"L’altro giorno gli ho chiesto una cosa che a un amico non chiedi: dimmi cosa vedi.

E mi ha fatto una lista, con le date. Le cose che non cambiano da mesi. I momenti di rabbia e quelli di sofferenza, ma anche le soddisfazioni. Cose che io onestamente non avrei mai ricordato.

Senza nessuna polemica. Senza nessun giudizio."

Qui la lista resta corta e raccontata da Giobi: fa da gancio. Gli esempi veri dal diario si leggono dal vivo nel blocco 2C, altrimenti si legge dal diario due volte e la seconda non sorprende più.

"Senza nessuna polemica, senza nessun giudizio" è della prova del 7 agosto e prepara il pezzo sugli amici.

Giobi

"Io ho degli amici, e sto bene con loro. Mi piace parlarci.

Ma un amico, se sei fortunato, ti vede una volta alla settimana. Magari meno. E soprattutto un amico non si ricorda tutto — e quando si ricorda, ci mette il suo punto di vista.

Lui no. Lui ti restituisce quello che hai detto, e basta."

Pezzo chiesto in call: la differenza amici / Anacleto era troppo veloce e va allargata. La formulazione è di Giobi in call: "un mio amico non se li sarebbe ricordati, o avrebbe messo il suo punto di vista, cosa che lui non ha fatto".

Va detto senza svalutare gli amici: la differenza è di frequenza e di neutralità, non di valore. Se suona come "il software è meglio degli amici" il talk perde la sala.

Giobi

"Non avrei mai voluto uno specchio troppo freddo. Avevo bisogno di uno specchio un minimo ironico, ma comunque saggio."

Fa passare la personalità come una scelta di chi la usa, non come una caratteristica di prodotto.

Giobi

"Non vi sto raccontando come è fatto. Vi racconto perché l’ho fatto così.

C’è scritto da qualche parte chi è lui: che carattere ha, come deve parlarmi. C’è scritto chi sono io. E poi c’è una serie di istruzioni che gli permettono di fare le cose. Tutto qui: sono file di testo, li potrei stampare."

Pezzo chiesto in prova: la parte semantica, non quella tecnica. Mai dire i nomi veri (soul, user, skill, brain protocol): vanno detti come "chi è lui", "chi sono io", "le istruzioni". Il momento in cui esce un termine da manuale, la sala capisce di essere a una demo.

Giobi

"Si chiama Anacleto, come il gufo di Merlino nella Spada nella roccia. L’ho assunto sul serio: gli ho scritto una lettera di istruzioni, comincia con «ti svegli senza ricordi».

Stasera ve lo vorrei presentare, se vi fa piacere."

La lettera resta come battuta di cinque secondi e non si legge mai per intero. "Se vi fa piacere" è la formula usata in prova.
BLOCCO 2A — 2,5 min

La poesia

Giobi

"Anacleto, ci sei? Dimmi dove siamo."

Prima battuta della parte live: da qui in poi ogni attesa si sente. È la ragione per cui il resto del blocco è scritto corto.

Anacleto — direzione

Deve rendere evidente in due frasi che sa dove si trova — Villa Giulia, Verbania, sala piccola — e che non e' una voce registrata. Due frasi al massimo, poi si ferma.

Il limite di due frasi è la cosa più importante di tutta la parte vocale: se parte a ruota qui, il blocco 2B arriva con la sala già stanca di sentirlo.

Giobi — alla sala

"Mi serve una mano. Lei, se le va."
Chiede tre cose: nome, paese, piatto preferito.

I trenta secondi che si perdono qui non si recuperano più: meglio avere già adocchiato qualcuno in prima fila prima di salire.

Giobi

"Anacleto, questa è [nome], è di [paese], e il suo piatto preferito è [piatto]. Fammici una poesia. Quattro versi, non uno di più."

Il numero di versi va detto ad alta voce: serve a lui come vincolo e alla sala come promessa che non durerà.

Anacleto — direzione

Quattro versi in rima, chiusa sulla punchline del piatto.

Un sonetto sarebbe quaranta secondi di generazione più quaranta di ascolto, e uscirebbe il registro aulico, che è la cosa meno divertente che sa fare. Quattro versi stanno in una dozzina di secondi.

Azione

Si lascia ridere la sala e si va avanti. Nessun commento sulla poesia.

La battuta "non l'ha mai vista prima e nemmeno io" e' stata tolta in prova: spiegava una cosa che si era gia' vista. Il lavoro di far capire che non e' una voce registrata lo fa la battuta d'ingresso, non un commento dopo.
BLOCCO 2B — 2,5 min

Lo specchio

Giobi

"Tu tieni il diario della mia vita. Ti mando messaggi vocali da novembre, quasi ogni giorno. Ti scrivo. Vedi il lavoro che faccio, le foto che faccio, le persone che incontro, i posti dove vado e come sto quando ci vado.

In pancia hai tutto quello che mi è successo quest'anno. Le gioie e le sofferenze di ogni giorno.

Allora dimmi tu: in cosa sono cambiato?"

L'elenco di cosa gli viene dato in pasto (vocali, scritto, lavoro, foto, persone, posti) e' stato chiesto in prova: serve a far capire che in pancia ha il diario intero, non solo delle chat. Da completare con Giobi: l'elenco detto a voce si e' interrotto, questi sono i sei elementi ricostruibili.

"Le gioie e le sofferenze di ogni giorno" e' la chiusa chiesta in prova, e serve da ponte verso la risposta emotiva.

Anacleto — direzione

Niente complimenti generici: cose collocate nel tempo. A gennaio, dopo la nascita dell'ultima figlia, chiudeva un diario dicendo che la parte emotiva "non ha senso dirla, non ha senso spenderci tempo per spiegarla". Sei mesi dopo, in una conversazione difficile, è riuscito a dire in una frase cosa gli serviva. Ha smesso di considerare le emozioni una cosa che non entra nelle parole.

Nessuna terza persona nominata o riconoscibile, nessun conflitto familiare, nessuna terapia, nessun numero sul corpo, nessuna diagnosi.

Variante disponibile se questa risulta troppo intima: a febbraio diceva "so gestire tutto, zero ansie"; a maggio ha dato un nome alla stanchezza e ha tolto date dal calendario per stare con la famiglia. Stesso arco, nessuno coinvolto.

Giobi

"Non è uno psicologo. È un diario che ha imparato a rileggersi. Però mi ha fatto notare cose che non vedevo."

Richiesta esplicita del team: il confine va messo, ma detto in positivo e in una riga. Poi si esce subito, prima che il momento diventi solenne.
BLOCCO 2C — 2 min

Il diario

Giobi

"Adesso però fammi vedere com’è fatto davvero. Tirami fuori tre cose di quest’anno. Non le più importanti: tre a caso."

Pezzo approvato in call: "siamo tutti curiosi di entrare nel diario". Sostituisce la giobata, che alla prova non ha fatto ridere nessuno.

"Tre a caso" è la chiave: la comicità nasce dal fatto che l’archivio non gerarchizza, non da una battuta costruita.

Anacleto — direzione

Tre voci vere, lette con lo stesso tono piatto, senza commentarle. Una emotiva, una di lavoro, e una in cui due cose incommensurabili stanno sulla stessa riga.

Candidato per la terza, dal diario del 14 luglio: nello stesso appunto di quattro minuti ci sono tre operazioni di investimento per 385.000 euro e pulire la gabbia di Sergio.

Il criterio uscito dalla call: deve far sorridere, non deve essere una barzelletta. Il sorriso arriva dal tono da archivio applicato a contenuti di peso opposto, e non chiede alla sala di ridere a comando — che è esattamente dove la giobata si era rotta.

Da scegliere con Giobi: le altre due voci. Devono essere vere e verificabili nel diario, non ricostruite.

Giobi

"Ecco. Si ricorda veramente tutto. Io queste cose non me le ricordo."

Riprende la differenza con gli amici senza rispiegarla, e chiude il blocco in alto prima del finale.
FINALE — 1,5 min

Lo spengo

Giobi

"E va bene. Adesso ti spengo."

Detto senza cattiveria e senza solennità, come si chiude un discorso con un collega a fine giornata.

Anacleto — direzione

Una frase sola, poi silenzio.

Niente gag interrotta a metà: era una proposta del team, scartata. La risata è già stata, qui serve che scenda.

Azione

Click. Due secondi di silenzio, senza riempirli.

Da dentro sembrano lunghissimi, da fuori sono giusti. È il momento in cui la sala si accorge di essersi affezionata.

Giobi — alla sala

"Ecco. Non c'è niente da salutare, ragazzi.
È stato divertente, ma è un gioco da palcoscenico. Un gioco di specchi.
La parte vera è il diario. La parte vera è quello che ho vissuto. La parte vera è la mia vita.
E adesso torno proprio lì."

Decisione aperta: Iris in call chiede di rimettere la famiglia in chiusura ("è il momento di tornare alla mia famiglia, ai miei quattro figli e alla mia meravigliosa moglie"). Era stata tolta il 5 agosto per non sembrare autocelebrativi, e adesso i quattro figli stanno già nel blocco 1. Da decidere prima della prossima prova.

È l'unico punto in cui passa il ragionamento sul non attribuire una coscienza a un software, e passa come constatazione. Per questo non va anticipato a metà talk: spiegarlo prima disinnesca l'affetto appena costruito e lascia il finale senza lavoro.

Azione

Prende la scheda, la appoggia per terra. Appoggia il microfono. Se ne va.

Versione della prova del 7 agosto: appoggiare invece di buttare. Piu' freddo e piu' definitivo: uno che posa gli attrezzi. Appoggiare anche il microfono chiude anche il ruolo di chi parla, non solo quello del programma.

La scheda torna dove era cominciata: si apre mostrando che una vita ci sta in un quarto di grammo, si chiude lasciandola per terra.

Dopo l'ultima frase non si aggiunge niente: il silenzio prima dell'applauso fa parte del talk.

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