La scheda
Azione
Entra con la mano chiusa. La scheda non si vede.
Giobi
"Se da domani vi metteste a scrivere ogni giorno della vostra vita in un diario — non solo le cose che succedono, ma anche le persone che incontrate, i luoghi, tutte le cose importanti — secondo voi quanto spazio fisicamente dovreste occupare per scrivere una vita intera?"
Azione
Apre la mano: una microSD.
Giobi
"Qui. Lei in prima fila la vede? A malapena. Lì in fondo non vedrete assolutamente niente."
Giobi
"Io lo faccio dal primo novembre dell’anno scorso. Nove mesi: quattro milioni di parole, trenta megabyte. Questa costa otto euro e ne tiene sessantaquattro giga. Di questo passo ci sto dentro milleseicento anni. Venti vite, su una cosa che pesa un quarto di grammo."
Azione
Rimette via la scheda.
Giobi
"Lo spazio non è mai stato il problema. Il tema è la voglia, il tempo e il modo di mettere dentro questi dati."
Giobi
"Sono Giobi, faccio il programmatore, ho quattro figli. Mi piace cantare, mi piace fotografare le cose, mi piace andare in giro, mi piacciono gli animali, mi piace vedere i miei amici.
Potrei dire che non ho tanto tempo, ma mi piace di più dire che non ho attenzione. Però ho tante cose che mi piace ricordare."
Giobi
"Il modo l’ho trovato a novembre. Ho messo una di quelle cose che oggi chiamiamo intelligenza artificiale a scrivere e a leggere lì dentro. Una cosa mia, locale, privata."
Giobi
"L’altro giorno gli ho chiesto una cosa che a un amico non chiedi: dimmi cosa vedi.
E mi ha fatto una lista, con le date. Le cose che non cambiano da mesi. I momenti di rabbia e quelli
di sofferenza, ma anche le soddisfazioni. Cose che io onestamente non avrei mai ricordato.
Senza nessuna polemica. Senza nessun giudizio."
"Senza nessuna polemica, senza nessun giudizio" è della prova del 7 agosto e prepara il pezzo sugli amici.
Giobi
"Io ho degli amici, e sto bene con loro. Mi piace parlarci.
Ma un amico, se sei fortunato, ti vede una volta alla settimana. Magari meno. E soprattutto un amico
non si ricorda tutto — e quando si ricorda, ci mette il suo punto di vista.
Lui no. Lui ti restituisce quello che hai detto, e basta."
Va detto senza svalutare gli amici: la differenza è di frequenza e di neutralità, non di valore. Se suona come "il software è meglio degli amici" il talk perde la sala.
Giobi
"Non avrei mai voluto uno specchio troppo freddo. Avevo bisogno di uno specchio un minimo ironico, ma comunque saggio."
Giobi
"Non vi sto raccontando come è fatto. Vi racconto perché l’ho fatto così.
C’è scritto da qualche parte chi è lui: che carattere ha, come deve parlarmi. C’è scritto chi sono io. E poi c’è una serie di istruzioni che gli permettono di fare le cose. Tutto qui: sono file di testo, li potrei stampare."
Giobi
"Si chiama Anacleto, come il gufo di Merlino nella Spada nella roccia. L’ho assunto sul serio: gli ho scritto una lettera di istruzioni, comincia con «ti svegli senza ricordi».
Stasera ve lo vorrei presentare, se vi fa piacere."
La poesia
Giobi
"Anacleto, ci sei? Dimmi dove siamo."
Anacleto — direzione
Deve rendere evidente in due frasi che sa dove si trova — Villa Giulia, Verbania, sala piccola — e che non e' una voce registrata. Due frasi al massimo, poi si ferma.
Giobi — alla sala
"Mi serve una mano. Lei, se le va."
Chiede tre cose: nome, paese, piatto preferito.
Giobi
"Anacleto, questa è [nome], è di [paese], e il suo piatto preferito è [piatto]. Fammici una poesia. Quattro versi, non uno di più."
Anacleto — direzione
Quattro versi in rima, chiusa sulla punchline del piatto.
Azione
Si lascia ridere la sala e si va avanti. Nessun commento sulla poesia.
Lo specchio
Giobi
"Tu tieni il diario della mia vita. Ti mando messaggi vocali da novembre, quasi
ogni giorno. Ti scrivo. Vedi il lavoro che faccio, le foto che faccio, le persone che incontro,
i posti dove vado e come sto quando ci vado.
In pancia hai tutto quello che mi è successo quest'anno. Le gioie e le sofferenze di ogni giorno.
Allora dimmi tu: in cosa sono cambiato?"
"Le gioie e le sofferenze di ogni giorno" e' la chiusa chiesta in prova, e serve da ponte verso la risposta emotiva.
Anacleto — direzione
Niente complimenti generici: cose collocate nel tempo. A gennaio, dopo la nascita dell'ultima figlia, chiudeva un diario dicendo che la parte emotiva "non ha senso dirla, non ha senso spenderci tempo per spiegarla". Sei mesi dopo, in una conversazione difficile, è riuscito a dire in una frase cosa gli serviva. Ha smesso di considerare le emozioni una cosa che non entra nelle parole.
Variante disponibile se questa risulta troppo intima: a febbraio diceva "so gestire tutto, zero ansie"; a maggio ha dato un nome alla stanchezza e ha tolto date dal calendario per stare con la famiglia. Stesso arco, nessuno coinvolto.
Giobi
"Non è uno psicologo. È un diario che ha imparato a rileggersi. Però mi ha fatto notare cose che non vedevo."
Il diario
Giobi
"Adesso però fammi vedere com’è fatto davvero. Tirami fuori tre cose di quest’anno. Non le più importanti: tre a caso."
"Tre a caso" è la chiave: la comicità nasce dal fatto che l’archivio non gerarchizza, non da una battuta costruita.
Anacleto — direzione
Tre voci vere, lette con lo stesso tono piatto, senza commentarle.
Una emotiva, una di lavoro, e una in cui due cose incommensurabili stanno sulla stessa riga.
Candidato per la terza, dal diario del 14 luglio: nello stesso appunto di quattro minuti ci sono
tre operazioni di investimento per 385.000 euro e pulire la gabbia di Sergio.
Da scegliere con Giobi: le altre due voci. Devono essere vere e verificabili nel diario, non ricostruite.
Giobi
"Ecco. Si ricorda veramente tutto. Io queste cose non me le ricordo."
Lo spengo
Giobi
"E va bene. Adesso ti spengo."
Anacleto — direzione
Una frase sola, poi silenzio.
Azione
Click. Due secondi di silenzio, senza riempirli.
Giobi — alla sala
"Ecco. Non c'è niente da salutare, ragazzi.
È stato divertente, ma è un gioco da palcoscenico. Un gioco di specchi.
La parte vera è il diario. La parte vera è quello che ho vissuto. La parte vera è la mia vita.
E adesso torno proprio lì."
È l'unico punto in cui passa il ragionamento sul non attribuire una coscienza a un software, e passa come constatazione. Per questo non va anticipato a metà talk: spiegarlo prima disinnesca l'affetto appena costruito e lascia il finale senza lavoro.
Azione
Prende la scheda, la appoggia per terra. Appoggia il microfono. Se ne va.
La scheda torna dove era cominciata: si apre mostrando che una vita ci sta in un quarto di grammo, si chiude lasciandola per terra.
Dopo l'ultima frase non si aggiunge niente: il silenzio prima dell'applauso fa parte del talk.
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