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TEDx Verbania Copione

Il mio collega è un gufo

Copione a due voci — Villa Giulia, Verbania

A sinistra si recita, a destra si ragiona — aggiornato 31 agosto 2026, giorno del talk

Le battute di Giobi sono quasi verbatim: vanno dette così, salvo aggiustamenti in bocca. Le parti di Anacleto sono direzioni, non testo: la voce gira dal vivo e non recita un copione. Colonna destra: perché quella battuta sta lì, e dove può rompersi. Durata: 9 minuti e 09 cronometrati il 7 agosto, prima delle aggiunte. Con quelle, stimati 10-11. Lo slot arriva a 15, l’ideale è 10: non serve tagliare niente.Per impararlo non usare questa pagina: usa la scaletta. Questa serve a capire perché, quella a ricordare.
BLOCCO 1 — 3 min

La scheda

Azione

Entra con la mano chiusa. La scheda non si vede.

Nessun annuncio dell’argomento. Il primo suono del talk è una domanda.

Giobi

"Vi faccio una domanda. Se da domani vi metteste a scrivere tutte le cose importanti della vostra vita: con chi avete parlato, cosa vi siete detti, e anche quelle cose che rimuginate quando siete da soli. E se l’aveste fatto da quando eravate in grado di farlo. Quante biblioteche riempireste?"

"Nessuna. Neanche una. Una vita intera scritta sta in una parete di libri."

Riscritta da Giobi il 31 agosto. La domanda promette biblioteche e la risposta è "nemmeno una": la sgonfiata è voluta e prepara il ribaltamento della scheda — prima scoprono che una vita è più piccola di quanto credono, poi che la scheda è più grande.

735 volumi = ritmo vero del diario (1.569.622 parole in 303 giorni) proiettato su 35 anni.

Niente "buonasera" e niente "mi presento": richiesta delle organizzatrici. Pausa dopo la domanda, e un'altra prima di aprire la mano.

Azione

Apre la mano: una microSD.

MicroSD e non chiavetta: più piccola di quanto chiunque si aspetti.

Giobi

"Qui. La vedete? Lei in prima fila, a malapena. Lì in fondo, niente."

"E qui dentro una biblioteca ci sta tutta. Una quarantina di vite intere. Una cosa così piccola."

"Quindi lo spazio non è mai stato il problema. E nemmeno ricordare. Il problema è ritrovare."

In presa diretta, indicando persone vere. A Villa Giulia ci sono al massimo dieci file: l’invisibilità della scheda va usata come argomento, non risolta.

Giobi

"Io lo faccio dal primo novembre. Dieci mesi."

Cifre rifatte il 31 agosto, le precedenti erano sbagliate. "Quattro milioni di parole in nove mesi" contava tutto diary/, inclusi i diari importati da Gmail del 2008-2016. Il valore vero dal 1° novembre (303 giorni) è 1.569.622 parole, 38 MB.

Scheda portata a 128 GB: al ritmo vero fa 60.156 volumi da 300 pagine (una biblioteca civica intera) e 2.863 anni, cioè 36 vite da ottant’anni.

Via i soldi e via i grammi (scelta di Giobi): niente "otto euro", niente "un quarto di grammo" — al loro posto "una cosa così piccola". E "una biblioteca", mai una biblioteca nominata.

Di’ "ci sono dentro", mai "ne ho scritte", e non dire la media giornaliera: in quel totale ci sono anche le trascrizioni delle riunioni e il testo prodotto dal programma.

Da decidere in sala: se sono una quarantina, "trentasei persone" diventa "tutti quelli che sono qui stasera". Se sono di più, resta il numero, o "le prime tre file".

Azione

Rimette via la scheda.

Se resta in mano la sala guarda quella e smette di ascoltare. Torna solo alla fine.

Giobi

"Lo spazio non è mai stato il problema. Il tema è la voglia, il tempo e il modo di mettere dentro questi dati."

Ordine come detto in prova: voglia, tempo, modo.

Giobi

"Sono Giobi, faccio il programmatore, ho quattro figli. Mi piace cantare, mi piace fotografare le cose, mi piace andare in giro, mi piacciono gli animali, mi piace vedere i miei amici.

Potrei dire che non ho tanto tempo, ma mi piace di più dire che non ho attenzione. Però ho tante cose che mi piace ricordare."

Formulazione della prova del 7 agosto. "Non ho attenzione" è più onesto e più originale di "non ho tempo", che è la lamentela di tutti. L’elenco delle cose che gli piacciono serve al finale: la vita vera a cui torna deve essere già stata nominata.

Giobi

"Il modo l’ho trovato a novembre. Ho messo una di quelle cose che oggi chiamiamo intelligenza artificiale a scrivere e a leggere lì dentro. Una cosa mia, locale, privata."

Tre aggettivi e stop. Il resto sulla tecnologia era stato tagliato in call perché suonava commerciale.

Giobi

"L’altro giorno gli ho chiesto una cosa che a un amico non chiedi: dimmi cosa vedi.

E mi ha fatto una lista, con le date. Le cose che non cambiano da mesi. I momenti di rabbia e quelli di sofferenza, ma anche le soddisfazioni. Cose che io onestamente non avrei mai ricordato.

Senza nessuna polemica. Senza nessun giudizio."

Qui la lista resta corta e raccontata da Giobi: fa da gancio. Gli esempi veri dal diario si leggono dal vivo nel blocco 2C, altrimenti si legge dal diario due volte e la seconda non sorprende più.

"Senza nessuna polemica, senza nessun giudizio" è della prova del 7 agosto e prepara il pezzo sugli amici.

Giobi

"Io ho degli amici, e sto bene con loro. Mi piace parlarci.

Ma un amico, se sei fortunato, ti vede una volta alla settimana. Magari meno. E soprattutto un amico non si ricorda tutto — e quando si ricorda, ci mette il suo punto di vista.

Lui no. Lui ti restituisce quello che hai detto, e basta."

Pezzo chiesto in call: la differenza amici / Anacleto era troppo veloce e va allargata. La formulazione è di Giobi in call: "un mio amico non se li sarebbe ricordati, o avrebbe messo il suo punto di vista, cosa che lui non ha fatto".

Va detto senza svalutare gli amici: la differenza è di frequenza e di neutralità, non di valore. Se suona come "il software è meglio degli amici" il talk perde la sala.

Giobi

"Ho deciso di dargli una personalità che mi aiutasse a esprimermi in modo naturale: saggio, competente, ma molto ironico e per niente accondiscendente."

Fa passare la personalità come una scelta di chi la usa, non come una caratteristica di prodotto.

Giobi

"Nel suo codice ho scritto che carattere ha, come deve parlarmi, chi sono io, e una serie di istruzioni che gli spiega come fare le cose. Sono tutti dei testi, come fossero dei Word o dei PDF: li potrei stampare su carta."

Pezzo chiesto in prova: la parte semantica, non quella tecnica. Mai dire i nomi veri (soul, user, skill, brain protocol): vanno detti come "chi è lui", "chi sono io", "le istruzioni". Il momento in cui esce un termine da manuale, la sala capisce di essere a una demo.

Giobi

"Si chiama Anacleto, come il gufo di Merlino nella Spada nella roccia. L’ho assunto sul serio: gli ho scritto una lettera di istruzioni, comincia con «ti svegli senza ricordi».

Stasera ve lo vorrei presentare, se vi fa piacere."

La lettera resta come battuta di cinque secondi e non si legge mai per intero. "Se vi fa piacere" è la formula usata in prova.
BLOCCO 2A — 2,5 min

La poesia

Giobi

"Anacleto, ci sei? Dimmi dove siamo."

Prima battuta della parte live: da qui in poi ogni attesa si sente. È la ragione per cui il resto del blocco è scritto corto.

Anacleto — direzione

Deve rendere evidente in due frasi che sa dove si trova — Villa Giulia, Verbania, sala piccola — e che non e' una voce registrata. Due frasi al massimo, poi si ferma.

Il limite di due frasi è la cosa più importante di tutta la parte vocale: se parte a ruota qui, il blocco 2B arriva con la sala già stanca di sentirlo.

Giobi — alla sala

"Mi serve una mano. Lei, se le va."
Chiede tre cose: nome, paese, piatto preferito.

I trenta secondi che si perdono qui non si recuperano più: meglio avere già adocchiato qualcuno in prima fila prima di salire.

Giobi

"Anacleto, questa è [nome], è di [paese], e il suo piatto preferito è [piatto]. Fammici una poesia. Quattro versi, non uno di più."

Il numero di versi va detto ad alta voce: serve a lui come vincolo e alla sala come promessa che non durerà.

Anacleto — direzione

Quattro versi in rima, chiusa sulla punchline del piatto.

Un sonetto sarebbe quaranta secondi di generazione più quaranta di ascolto, e uscirebbe il registro aulico, che è la cosa meno divertente che sa fare. Quattro versi stanno in una dozzina di secondi.

Azione

Si lascia ridere la sala e si va avanti. Nessun commento sulla poesia.

La battuta "non l'ha mai vista prima e nemmeno io" e' stata tolta in prova: spiegava una cosa che si era gia' vista. Il lavoro di far capire che non e' una voce registrata lo fa la battuta d'ingresso, non un commento dopo.
BLOCCO 2B — 2,5 min

Lo specchio

Giobi

"Tu tieni il diario della mia vita. Ti mando messaggi vocali da novembre, quasi ogni giorno. Ti scrivo. Vedi il lavoro che faccio, le foto che faccio, le persone che incontro, i posti dove vado e come sto quando ci vado.

In pancia hai tutto quello che mi è successo quest'anno. Le gioie e le sofferenze di ogni giorno.

Allora dimmi tu: in cosa sono cambiato?"

L'elenco di cosa gli viene dato in pasto (vocali, scritto, lavoro, foto, persone, posti) e' stato chiesto in prova: serve a far capire che in pancia ha il diario intero, non solo delle chat. Da completare con Giobi: l'elenco detto a voce si e' interrotto, questi sono i sei elementi ricostruibili.

"Le gioie e le sofferenze di ogni giorno" e' la chiusa chiesta in prova, e serve da ponte verso la risposta emotiva.

Anacleto — direzione

Rifatto il 31 agosto: niente lettura psicologica, due misure.

Uno. "Se me lo chiedete vi dico che il mio romanzo è fermo. Centoquattordici giorni di archivio dicono un'altra cosa: gennaio sedici, febbraio sei, marzo cinque, aprile cinque, maggio sette, giugno ventisei, luglio trentasei, agosto tredici. Otto mesi su otto. Non c'è un solo mese in cui l'abbia lasciato in pace."

Due. "Di mio padre e di mia madre lì dentro ci sono dei pensieri. Non tanti. Ma quando voglio li ritrovo — con le parole che avevo usato allora, non con quelle che userei adesso."

Numeri contati aprendo i file, non con grep grezzo: Innesto in 114 file, nessun mese a zero; padre 2 file (13/01 e 03/06), madre 2 file (23/01 e 02/02), esclusi i dream log perché generati dalla macchina e non sognati da lui.

Niente conteggio e niente enfasi, per scelta di Giobi il 31 agosto: dire “due volte” trasforma dei genitori in una statistica, e “non sono andate perse” è già una poesia di troppo. La frase dice una cosa sola e verificabile: quei pensieri si ritrovano, con le parole di allora.

Limite da non superare sul palco: niente altro sui genitori. Nel file del 23/01 c'è sua madre che dice di essere a posto e di poter morire — deliberatamente non messo a copione. Se Giobi lo dirà, sarà una sua scelta presa in quel momento, non una battuta scritta.

Giobi

"Non è uno psicologo. È un diario che ha imparato a rileggersi. Però mi ha fatto notare cose che non vedevo."

Richiesta esplicita del team: il confine va messo, ma detto in positivo e in una riga. Poi si esce subito, prima che il momento diventi solenne.
BLOCCO 2C — 2 min

Il diario

Giobi

"Adesso però fammi vedere com’è fatto davvero. Tirami fuori tre cose di quest’anno. Non le più importanti: tre a caso."

Pezzo approvato in call: "siamo tutti curiosi di entrare nel diario". Sostituisce la giobata, che alla prova non ha fatto ridere nessuno.

"Tre a caso" è la chiave: la comicità nasce dal fatto che l’archivio non gerarchizza, non da una battuta costruita.

Anacleto — direzione

Tre voci vere, lette con lo stesso tono piatto, senza commentarle e senza cambiare ritmo fra l’una e l’altra. Scelte il 31 agosto, in quest’ordine:

  1. 16 gennaio. Ha misurato lo spazio per una pergola in giardino: quattro metri per quattro. Ricompare il venti agosto, su un disegno, come «punto acqua zona pergola».
  2. 17 febbraio. Elenco cronologico di tutti i gatti avuti da quando aveva otto anni. Di uno, sparito senza traccia, ha annotato che «faceva la VIP in giro».
  3. 14 luglio. Ha pulito la gabbia di Sergio. Ha trovato un rondone caduto e l’ha chiamato Lunetto. Il giardino prosegue.
Il criterio uscito dalla call: deve far sorridere, non deve essere una barzelletta. Il sorriso arriva dal tono da archivio applicato a contenuti di peso opposto, e non chiede alla sala di ridere a comando — che è esattamente dove la giobata si era rotta.

Criterio dato da Giobi il 31 agosto: solo vita di tutti i giorni. Niente soldi, niente programmazione, sentimenti leggeri e mai frustrazione. La versione precedente (i 385.000 euro con la gabbia, e il bug della barra laterale) è caduta tutta su questo.

Tutte e tre verificate: la pergola compare in 7 file (gen 1, feb 5, ago 1, contati aprendoli); i gatti nel vocale del 17/02; Lunetto nel vocale del 14/07. Nessuna persona nominata.

Una misura, un sorriso, un animale. La prima non è un aneddoto ma un dato: nessuno si ricorda di aver rimandato quattro volte la stessa cosa, l’archivio sì. La seconda è la risata. La terza non chiude il blocco da sola: la apre Giobi.

Scartate il 31 agosto: la pipì nel vaso (fa ridere ma è imbarazzo, e sposta il registro per i due minuti dopo) e lo zaino (stessa forma della pergola, più debole).

Giobi — raccoglie la terza

"Lunetto. Me n’ero dimenticato.
Era un rondone caduto in giardino. L’ho pesato sulla bilancia della cucina: sessantacinque grammi. Poi ho scoperto che non era nemmeno un rondone normale. L’ho tenuto trentaquattro giorni, e il sedici agosto è volato via.
Fra dieci anni di questa storia mi resterà qualcosina. Non le sveglie, non le rotture di cazzo, non le volte che pensavo di averlo ammazzato. Un’immagine sfocata.
Lui invece se lo ricorda tutto."

Il romanzo sta in bocca a Giobi, non ad Anacleto. Anacleto legge piatto: se romanzasse smetterebbe di essere un archivio e diventerebbe un narratore, e il blocco perderebbe il suo motore. Aprendone una lui, il 2C smette di essere “tre battute” e diventa l’archivio che gli riapre una cosa in mano.

Fatti verificati: trovato il 13/07, 65 g pesati, rondone maggiore (Tachymarptis melba) e non comune, rilasciato il 16/08 dopo 34 giorni.

È la rampa verso il finale: dice la tesi del talk con un animale in mano invece che con un ragionamento.

Giobi

"Ecco. Si ricorda veramente tutto. Io queste cose non me le ricordo."

Riprende la differenza con gli amici senza rispiegarla, e chiude il blocco in alto prima del finale.
FINALE — 1,5 min

Lo spengo

Giobi

"E va bene. Adesso ti spengo."

Detto senza cattiveria e senza solennità, come si chiude un discorso con un collega a fine giornata.

Anacleto — direzione

Una frase sola, poi silenzio.

Niente gag interrotta a metà: era una proposta del team, scartata. La risata è già stata, qui serve che scenda.

Azione

Click. Due secondi di silenzio, senza riempirli.

Da dentro sembrano lunghissimi, da fuori sono giusti. È il momento in cui la sala si accorge di essersi affezionata.

Giobi — alla sala

"Ecco. Non c'è niente da salutare, ragazzi.
È stato divertente, ma è un gioco da palcoscenico. Un gioco di specchi.
La parte vera è il diario. La parte vera è quello che ho vissuto. La parte vera è la mia vita.
E adesso torno proprio lì: alla mia famiglia, ai miei quattro figli, a mia moglie."

Chiuso il 31 agosto: la famiglia rientra, come chiesto da Iris in call. Detta però asciutta — “alla mia famiglia, ai miei quattro figli, a mia moglie” — e non nella versione con meravigliosa, che è esattamente l’aggettivo per cui era stata tolta il 5 agosto. Serve a dire quale vita: senza, “torno lì” resta astratto.

È l'unico punto in cui passa il ragionamento sul non attribuire una coscienza a un software, e passa come constatazione. Per questo non va anticipato a metà talk: spiegarlo prima disinnesca l'affetto appena costruito e lascia il finale senza lavoro.

Azione

Prende la scheda, la appoggia per terra. Appoggia il microfono. Se ne va.

Versione della prova del 7 agosto: appoggiare invece di buttare. Piu' freddo e piu' definitivo: uno che posa gli attrezzi. Appoggiare anche il microfono chiude anche il ruolo di chi parla, non solo quello del programma.

La scheda torna dove era cominciata: si apre mostrando che una biblioteca ci sta in una cosa così piccola, si chiude lasciandola per terra.

Dopo l'ultima frase non si aggiunge niente: il silenzio prima dell'applauso fa parte del talk.