La scheda
3 minAzione
Entra con la mano chiusa. La scheda non si vede.
Giobi
“Vi faccio una domanda. Se da domani vi metteste a scrivere tutte le cose importanti della vostra vita: con chi avete parlato, cosa vi siete detti, e anche quelle cose che rimuginate quando siete da soli. E se l’aveste fatto da quando eravate in grado di farlo.Quante biblioteche riempireste?”
Giobi
“Nessuna. Neanche una. Una vita intera scritta sta in una parete di libri.”Azione
Apre la mano: una microSD.
Giobi
“Qui. La vedete? Lei in prima fila, a malapena. Lì in fondo, niente.”“E qui dentro una biblioteca ci sta tutta. Una quarantina di vite intere. Una cosa così piccola.”
Giobi — la chiave
“Quindi lo spazio non è mai stato il problema. E nemmeno ricordare.Il problema è ritrovare.”
Azione
Rimette via la scheda.
Giobi
“Io lo faccio dal primo novembre. Dieci mesi.”“Sono Giobi, faccio il programmatore, ho quattro figli. Mi piace cantare, mi piace fotografare le cose, mi piace andare in giro, mi piacciono gli animali, mi piace vedere i miei amici.
Potrei dire che non ho tanto tempo, ma mi piace di più dire che non ho attenzione. Però ho tante cose che mi piace ricordare.”
Giobi
“Il modo l’ho trovato a novembre. Ho messo una di quelle cose che oggi chiamiamo intelligenza artificiale a scrivere e a leggere lì dentro. Una cosa mia, locale, privata.”Giobi
“Io ho degli amici, e sto bene con loro. Mi piace parlarci. Ma un amico, se sei fortunato, ti vede una volta alla settimana. Magari meno.E un amico ricorda per sé, e ti restituisce la sua versione. Questo mi restituisce la mia, con le parole di quel giorno.”
Giobi
“Ho deciso di dargli una personalità che mi aiutasse a esprimermi in modo naturale: saggio, competente, ma molto ironico e per niente accondiscendente.Nel suo codice ho scritto che carattere ha, come deve parlarmi, chi sono io, e una serie di istruzioni che gli spiega come fare le cose. Sono tutti dei testi, come fossero dei Word o dei PDF: li potrei stampare su carta.
Si chiama Anacleto, come il gufo di Merlino nella Spada nella roccia. L’ho assunto sul serio: gli ho scritto una lettera di istruzioni, comincia con «ti svegli senza ricordi».
Stasera ve lo vorrei presentare, se vi fa piacere.”
“Come fossero dei Word o dei PDF” è il modo giusto: dice cosa sono senza usare una parola da manuale.
La lettera resta una battuta di cinque secondi, non si legge mai per intero. E c'è un'eco che lavora da sola: lui si sveglia senza memoria, e il suo mestiere è ritrovare la tua.
La poesia
2,5 minGiobi
“Anacleto, ci sei? Dimmi dove siamo.”Anacleto
Due frasi: dove siamo, e un'osservazione concreta su te o sulla sala. Poi si ferma.
Giobi — alla sala
“Mi serve una mano. Lei, se le va.”Le chiede nome, paese, piatto preferito.
Giobi
“Anacleto, questa è [nome], è di [paese], e il suo piatto preferito è [piatto]. Fammici una poesia. Quattro versi, non uno di più.”Anacleto
Quattro versi in rima, chiusa sul piatto.
Azione
Si lascia ridere la sala e si va avanti. Nessun commento sulla poesia.
Lo specchio
2,5 minGiobi
“Tu tieni il diario della mia vita. Ti mando messaggi vocali da novembre, quasi ogni giorno. Ti scrivo. Vedi il lavoro che faccio, le foto che faccio, le persone che incontro, i posti dove vado e come sto quando ci vado.In pancia hai tutto quello che mi è successo quest’anno. Le gioie e le sofferenze di ogni giorno.
Allora dimmi tu: in cosa sono cambiato?”
Anacleto — primo
“Il tuo romanzo tu lo dai per fermo. Non è fermo: non c’è un mese di quest’anno in cui non ci abbia messo mano. Eri convinto di averlo mollato a marzo.”Anacleto — secondo
“Di tuo padre e di tua madre lì dentro ci sono dei pensieri. Non tanti. Ma quando vuoi li ritrovi — con le parole che avevi usato allora, non con quelle che useresti adesso.”Giobi
“Non è uno psicologo. È un diario che ha imparato a rileggersi. Però mi ha fatto notare cose che non vedevo.”Il diario
2 minGiobi
“Adesso però fammi vedere com’è fatto davvero. Tirami fuori tre cose di quest’anno. Non le più importanti: tre a caso.”Anacleto — tre voci, tono piatto
Sedici gennaio. Ha misurato lo spazio per una pergola in giardino: quattro metri per quattro. Ricompare il venti agosto, su un disegno, come «punto acqua zona pergola».Diciassette febbraio. Elenco cronologico di tutti i gatti avuti da quando aveva otto anni. Di uno, sparito senza traccia, ha annotato che «faceva la VIP in giro».
Quattordici luglio. Ha pulito la gabbia di Sergio. Ha trovato un rondone caduto e l’ha chiamato Lunetto. Il giardino prosegue.
Giobi — raccoglie la terza
“Lunetto. Me n’ero dimenticato.Era un rondone caduto in giardino. L’ho pesato sulla bilancia della cucina: sessantacinque grammi. Poi ho scoperto che non era nemmeno un rondone normale. L’ho tenuto trentaquattro giorni, e il sedici agosto è volato via.
Fra dieci anni di questa storia mi resterà un’immagine sfocata. Non le sveglie, non le rotture di cazzo, non le volte che pensavo di averlo ammazzato.
Ma non è persa. Posso tornare a prenderla.”
Lo spengo
1,5 minGiobi
“E va bene. Adesso ti spengo.”Anacleto
Una frase sola. Poi silenzio.
Azione
Click. Due secondi di silenzio, senza riempirli.
Giobi — alla sala
“Ecco. Non c’è niente da salutare, ragazzi.Lo spengo, non la spengo.
È stato divertente, ma è un gioco da palcoscenico. Un gioco di specchi.
La parte vera è il diario. La parte vera è quello che ho vissuto. La parte vera è la mia vita.
E adesso torno proprio lì: alla mia famiglia, ai miei quattro figli, a mia moglie.”
La famiglia rientra come chiesto da Iris, ma senza “meravigliosa”: è l'aggettivo per cui era stata tolta.
Azione
Prende la scheda, la appoggia per terra. Appoggia il microfono. Se ne va.